Direzione Didattica V Circolo - Chioggia
Scuola Elementare "B. Caccin"
Paola Paolini - Renato Oselladore
La Guerra
di Chioggia
Chioggia nel Medioevo
Collaborazione degli
insegnanti: Fiordirosa Boscolo - Orfeo Mazzeo
Progettazione e
documentazione storica: Paola Paolini
Realizzazione
tecnica:
LA GUERRA DI CHIOGGIA (1378 - 1381
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Fu chiamata
"Guerra di Chioggia" l'ultima terribile guerra tra genovesi e
veneziani che iniziò nel 1378, dopo molti contrasti tra le due Repubbliche
Marinare per il dominio sui mari. A Chioggia si svolse la fase risolutiva della
guerra: la città fu distrutta e saccheggiata; Venezia, invece, risorse dopo
aver sconfitto definitivamente i genovesi.
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La causa scatenante della guerra tra Genova e Venezia fu la rivalità per il possesso dell'isola di Tenedo vicino ai Dardanelli, luogo di grande importanza per il commercio verso il Mar Nero. |
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I genovesi avevano occupato Famagosta nell'isola di Cipro. Durante l'incoronazione di Pietro II, Re di Cipro, i genovesi presenti subiscono l'improvviso assalto dei soldati veneziani che entrano nel palazzo e li defenestrano. |
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Ormai ci sono tutti i motivi perché si scateni un'altra guerra. I
veneziani inviano Niccolò da Chioggia, un uomo fidato e di valore, a
Genova per tentare di trovare un accordo. Il tentativo però fallisce. |
Approfondimenti
I
MOTIVI DELLA GUERRA
Viene
chiamato “Guerra di Chioggia"
l’ultimo e decisivo conflitto
tra le due potenti
repubbliche
marinare, Venezia e Genova, che per più di cento anni si contesero il dominio
dei mari.
Nel
territorio di Chioggia si svolse la fase finale e risolutiva della guerra:
Chioggia ne rimase gravemente colpita, mentre Venezia risorse velocemente, dopo
aver eliminato la minaccia genovese.
Il
motivo scatenante della guerra emerge dal contrasto per il possesso dell’isola
di Tenedo, nei Dardanelli, luogo strategico per i traffici verso il Mar Nero.
I
genovesi avevano occupato Famagosta, nell’ isola di Cipro; durante l’
incoronazione di Pietro II, i veneziani colgono di sorpresa gli avversari e
li defenestrano.
Il conflitto è quindi inevitabile. Venezia tuttavia tenta di
trovare un accordo, inviando a
Genova l’ambasciatore della repubblica
Niccolò da Chioggia , persona di grande valore e affidabile. Si cerca di
evitare lo scontro con una trattativa onorevole . L’ambasciatore però non
riesce ad ottenere condizioni accettabili, per cui viene dichiarata la guerra.
Si reca quindi a Milano per trovare alleanza presso Bernabò Visconti (23 aprile
1378 )che si impegna ad aiutare Venezia inviando 1800 cavalli: in cambio ottiene
i mezzi per poter inviare a Cipro la figlia
Valentina. Venezia si prepara alla
guerra :il comando della flotta viene affidato a Vettor Pisani, coadiuvato da
Luigi Loredan e da Pantaleo Barbo.
Genova
può contare su vari alleati : Francesco da Carrara e i Padovani, il re di
Ungheria (desideroso di allontanare Venezia dalla Dalmazia ), i conti di
Gorizia, il patriarca di Aquileia.
PRIMA FASE DELLA GUERRA
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Scoppia la guerra tra genovesi e veneziani. E' il 1378. Le
due flotte nemiche hanno molti soldati e
numerose galee. |
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Venezia conta
su alcuni alleati: Bernabò Visconti di Milano che le avrebbe inviato 1800
cavalli, il Re di Cipro che voleva liberarsi dei genovesi e l'Imperatore
d'Oriente Giovanni II… |
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Genova
si avvale dell'alleanza del Signore di Padova Francesco da Carrara (da
sempre nemico di Venezia e di Chioggia per il possesso delle saline), del
Patriarca di Aquileia, del Duca d'Austria e del Re d'Ungheria che
desideravano da tempo togliere a Venezia
il dominio sull'Adriatico. |
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Il
31 maggio 1378 la flotta veneziana comandata dal valoroso Vettor Pisani,
durante una burrasca, attacca di sorpresa la flotta genovese nel Mar
Tirreno e la sconfigge, catturando 4 galee e facendo numerosi prigionieri. |
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L'anno
seguente le sorti del conflitto mutano e nel mese di Maggio del 1379 in
Adriatico, vicino a Pola, avviene un violentissimo scontro navale. I
genovesi vincono e distruggono quasi completamente la flotta veneziana.
Perdono, però, in combattimento il loro Ammiraglio Luciano Doria e così
affidano il comando a Pietro Doria, che sarà il maggiore protagonista
della Guerra di Chioggia. |
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Venezia
non perdona la sconfitta al Comandante Vettor Pisani che viene processato,
condannato ed incarcerato per aver preparato dei piani di battaglia
sbagliati. |
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Ma perché la Guerra si sposta a Chioggia? Chioggia era un punto strategico per arrivare ad assediare
Venezia ed era una zona molto ricca per la presenza di numerose saline. I
genovesi, occupando Chioggia, avrebbero avuto un punto d'appoggio
importante per rifornirsi di viveri e di soldati dai vicini alleati
padovani. |
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Pietro
Doria mette in atto il suo piano: conquistare Chioggia, unirsi agli
alleati padovani e poi attaccare Venezia. Dopo aver bruciato Pellestrina,
l' 11 agosto 1379 genovesi e padovani entrano in Clugia minor e la
distruggono, devastando chiese, case e orti. Sottomarina rimarrà deserta
e desolata per molto tempo. |
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I genovesi attaccano il ponte che unisce le due Chiogge, ma trovano
una valorosa resistenza. Il ponte brucia. Il Podestà Pietro Emo chiede aiuto a Venezia, ma i
soccorsi non arrivano. |
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Chioggia viene attaccata da diversi punti, mentre i padovani occupano
Loreo, Cavarzere e la Torre di Bebe che si trovano nelle vicinanze. La
battaglia prosegue anche dentro le mura della città, nelle contrade, nei
canali. I chioggiotti si difendono con sacrificio, ma le forze nemiche
sono troppo grandi. Muoiono quasi 10.000 chioggiotti. Chioggia cade. Sulle
torri sventolano gli stemmi dei genovesi e dei loro alleati. |
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Approfondimenti
PRIMA
FASE DELLA GUERRA
Vettor
Pisani tenta di cogliere di sorpresa gli avversari, portando nel Tirreno la sua
flotta e attaccando i nemici durante una burrasca, il 31 Maggio 1378, nei pressi
di Capo d'Anzio.
Accerchia
le navi nemiche, cattura 4 galee e prende molti prigionieri. Ritornato nel
Golfo, con una flotta di 25 galee distrugge il porto
di Sebenico e si dirige verso Traù, dove si trovano 22 galee genovesi,
comandate dall'ammiraglio Luciano Doria. Il
Pisani attacca il porto di Traù, ben fortificato, ma i genovesi resistono agli
assalti, rimanendo riparati ed evitando lo scontro diretto. I veneziani, avendo
subito molti danni, decidono di ritirarsi, tornando a Venezia, per aver modo di
ripristinare la flotta, aggiungendo altre galee.
Nella
primavera successiva Vettor Pisani
ritenta l'assedio di Traù, ma non vi riesce. Si ritira allora nel porto di Pola.
I genovesi cominciano a prendere l'iniziativa: producono varie azioni di
disturbo per costringere i veneziani ad uscire dal porto di Pola . Devastano
Caorle, Rovigno, Grado. Pisani non intende uscire allo scoperto, ma l'insistenza
dei suoi sottoposti, lo costringe ad affrontare il nemico.
Nelle
acque di Pola, quindi, il 29 Maggio 1379, si svolge un violentissimo scontro tra
le due potenze e la battaglia si risolve in favore dei genovesi.
Pisani
ritorna a Venezia con solo 7 galee semidistrutte. Il Doge decide di punire
Pisani e i provveditori Trivisani e Stenno, processandoli ed incarcerandoli.
Durante
il combattimento a Pola, l'ammiraglio Luciano Doria aveva perso la vita, per cui
viene assegnato il comando della flotta ad Ambrogio e Pietro Doria, che decidono
di continuare gli attacchi per conquistare i porti dell'Istria e della Dalmazia.
Pietro
Doria, nemico acerrimo di Venezia, punta sull'alleanza dei padovani, da sempre
gelosi della potenza della Serenissima e riorganizza le forze di terra e di
mare.
Con
53 galee si dirige verso Venezia, per combattere all'interno della laguna.
Venezia si vede in pericolo. Il piano di Doria prevede di invadere Chioggia,
punto strategico per il contatto con gli alleati padovani, e da lì attaccare
Venezia.
Doria
assale quindi Pellestrina, quasi deserta e la incendia totalmente.
L'11
Agosto 1379 i genovesi approdano a Chioggia. I chioggiotti organizzano la
difesa, mettendo a disposizione imbarcazioni private, oro, proprietà…Mentre
Venezia invia alcuni soldati mercenari guidati da Niccolò Gardesio, Baldo
Gallucci, Hirco Pisano, Niccolò Gallianico.
Il
Podestà di Chioggia è Pietro Emo, coadiuvato da due Provveditori, Giovanni
Mocenigo e Niccolò Contarini. Gli abitanti di Clugia minor si rifugiano in
Clugia maior, mentre i genovesi e i padovani, con un'azione coordinata,
attaccano la litoranea e il porto.
La
resistenza è tenace e i nemici devono momentaneamente ritirarsi, rifugiandosi
nel forte dell'isola di S.Domenico.
Successivamente,
Clugia minor viene data alle fiamme e devastata completamente, mentre il porto e
la rocca del porto vengono occupate. Il ponte fortificato tra le due Chiogge
viene attaccato, ma i genovesi non riescono a sferrare l'assalto risolutivo. Vi
è un momento di tregua per riorganizzarsi. Il Podestà Emo chiede aiuto e
rinforzi a Venezia, senza risultato.
Pietro
Doria, preoccupato poiché la conquista di Chioggia si sta rivelando più lunga
del previsto, decide un assalto generale da più punti.
I
padovani attraverso il Brenta entrano in laguna, ma non riescono ad espugnare il
forte di Montalbano. Devono scavare una lunga fossa per raggiungere la laguna
attraverso Nassarolo. Doria ordina
un secondo assalto : tenta di conquistare l'isola
di S. Domenico, bruciando il ponte con un naviglio carico di legna secca in
fiamme.
I
chioggiotti, per non restare intrappolati, devono rifugiarsi in città. I
combattimenti quindi si spostano nel centro urbano: a Vigo, a S. Croce, nelle
contrade, nei canali. Si contano moltissime perdite umane. Il Podestà Emo si
ritira nel palazzo pretorio e si arrende. Le forze nemiche sono troppo
preponderanti e la resistenza chioggiotta non è sufficiente per contrastarle ;
i nemici occupano tutta la città.
Il
Podestà viene fatto prigioniero e per riscattare la sua libertà dovrà pagare
3000 ducati. Sono fatti prigionieri anche il Cancelliere Giacomo Pasquali,
Niccolò Gallianico e Baldo Galluccio, che vengono "comperati" dai
carraresi e poi uccisi.
Molti
chioggiotti sono imprigionati, altri tentano di fuggire a nuoto, ma annegano. La
conquista di Chioggia è costata la vita a più di diecimila persone.
I
vincitori saccheggiano la città, depredano case, chiese e palazzi : il bottino
è di circa 200.000 ducati.
In
città vengono innalzati i vessilli di Genova, Padova e di Ungheria.
Secondo
gli accordi precedenti, Chioggia viene
poi consegnata a Francesco da Carrara che entra trionfante in città.
Conquistata
Chioggia, il Doria si prepara ad attaccare Venezia con l'aiuto di 10.000
cavalieri giunti dall'Ungheria. Occupa inizialmente Loreo e Cavarzere e la
fortificazione di Bebe (o Bebbe).
SECONDA
FASE DELLA GUERRA
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La
caduta di Chioggia in mano ai nemici preoccupa molto Venezia che decide di
inviare un ambasciatore a Genova per convincere Pietro Doria a trattare la
pace. Ma Pietro Doria
risponde: "Darò la pace ai veneziani solo quando avrò messo le
briglie ai cavalli di San Marco!" |
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Vettor
Pisani, a clamor di popolo, viene liberato dal carcere e prepara una nuova
flotta. In tre mesi vengono costruite 34 nuove galee. Anche il Doge Andrea
Contarini salirà su una galea per combattere. |
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I
genovesi intanto trasformano Chioggia in una fortezza costruendo
palizzate, torri di legno, ponti…Mentre sono intenti a festeggiare,
saccheggiando la città, Vettor Pisani si avvicina con le sue navi ed
attacca 3 galee genovesi. |
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I
veneziani affondano di proposito alcune navi cariche di pietre per
ostruire il canale del porto, impedendo così ai genovesi di uscire in
mare aperto. Anche a Brondolo e in altri canali viene effettuata la stessa
operazione, così la flotta genovese rimane completamente bloccata dentro
la laguna. Intanto corre in aiuto di Vettor Pisani l'Ammiraglio veneziano
Carlo Zeno. |
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Pietro Doria entra a Brondolo e chiude le sue truppe nel monastero;
tenta di colpire con le bombarde la flotta veneziana…ma le bombarde
veneziane sono più potenti… E'
il mese di gennaio del 1380. |
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Una
palla di bombarda veneziana colpisce il campanile di Brondolo; una grossa
pietra si stacca e cade addosso a Pietro Doria che muore all'istante. Il
suo corpo viene ricoperto di sale per essere portato a Genova e
seppellito. |
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Approfondimenti
SECONDA
FASE DELLA GUERRA
Pietro
Doria tenta l’assalto del forte di Montalbano ma non riesce ad espugnarlo: tale
fortezza non sarà mai conquistata. Venezia è circondata dai nemici , isolata
ed impedita nelle comunicazioni con la Lombardia e gli altri alleati.
Il
Consiglio resosi contro del pericolo, invia
a Genova alcuni ambasciatori per intavolare una trattativa di pace.
Doria,
orgoglioso dei successi ottenuti, rifiuta
la proposta, affermando che “non avrebbe concesso la
pace a Venezia, se prima non avesse imbrigliato i cavalli di San
Marco".
Venezia
allora riorganizza le difese, aiutata anche dai profughi chioggiotti.
Vettor
Pisani viene liberato e prepara una nuova flotta; sbarra i canali della laguna,
fortifica il porto di San Niccolò e attende.
Doria
giunge a Malamocco
e con le bombarde danneggia
alcune case della
città.
E'
costretto ad avvicinarsi al centro urbano, ma le navi rischiano di arenarsi e di non poter
procedere a causa degli
ostacoli posti nei canali.
I
genovesi quindi decidono momentaneamente
di tornare a Chioggia .
Fortificano
la città, demoliscono
edifici, costruiscono palizzate e torri di legno …. riordinano le loro armate
con l’aiuto dei carraresi .
Il
Doge veneziano Andrea Contarini decide di assumere il comando diretto delle
operazioni e di assalire i genovesi, raggiungendoli da Chioggia.
Il
22 Settembre 1379 il Doge si muove con 34 galee, mentre Vettor Pisani parte con
300 barche armate e 50 ganzaruoli, attraverso i canali della laguna.
Nel
frattempo a Chioggia, con un assalto di sorpresa, alcuni chioggiotti riescono a
liberare la torre delle saline e vi si asserragliano. I genovesi attaccano con
tre galee la torre, ma non riescono a riconquistarla.
Pisani
arriva nella zona e accerchia le tre galee genovesi, mettendole in fuga. Il Doge
intanto, arriva nel porto di Chioggia e inizia un forte bombardamento. I
genovesi rispondono impiegando tutte le loro galee e la battaglia è furiosa.
Inizialmente
nessuno dei due rivali riesce ad ottenere risultati decisivi. Un errore dei
genovesi, però, fa mutare le sorti del conflitto.
Una
grossa nave mercantile veneziana (
una cocca) viene incendiata nel porto dai genovesi e affonda parzialmente,
ostruendo gran parte della bocca del canale, rendendo difficile il passaggio.
Allora i veneziani affondano volontariamente altre pesanti imbarcazioni nei
punti strategici dei canali di uscita : al porto di Brondolo, nel canale di
Lombardia comunicante con il Brenta…
La
flotta genovese rimane quindi totalmente bloccata nelle acque della laguna e il
tentativo di togliere gli ostacoli risulta inutile e troppo pericoloso.
L'ammiraglio
Carlo Zeno, impegnato a danneggiare alcune colonie genovesi in oriente, viene
richiamato in aiuto con le sue 14 galee. Si unisce alla flotta veneziana nelle
acque di Chioggia; i Genovesi sono quindi bloccati: non possono ricevere aiuti
esterni e non possono uscire in mare aperto.
Il
Doria tenta di trovare un passaggio, disponendo un intenso cannoneggiamento dal
forte di Brondolo (dove i suoi soldati sono asserragliati tra il monastero e il
Fosson) verso le navi veneziane. Tuttavia le artiglierie veneziane risultano più
potenti e hanno la meglio; Pietro Doria viene colpito da una grossa pietra
staccatasi dal campanile di Brondolo danneggiato e rimane ucciso all'istante.
Per
riservargli una degna sepoltura a
Genova, il suo corpo viene ricoperto di sale e trasferito nella città ligure.
Gaspare
Spinola prende il comando, mentre i veneziani decidono di attaccare nuovamente.
Il
19 Febbraio 1380 conquistano il litorale di Clugia minor (a spese di 3.500
morti), prendono 500 prigionieri, ma non riescono ad arrivare a Chioggia a causa
della distruzione del ponte.
LA
FASE FINALE DELLA GUERRA
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I
veneziani con i loro alleati attaccano nuovamente nei pressi di Clugia
minor e del ponte interrotto, ma non riescono ad entrare in Clugia maior. |
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Intanto
in città, per i genovesi ed i chioggiotti assediati, cominciano a
scarseggiare i viveri: vengono mangiati i cavalli morti e persino i topi,
oppure il cuoio cotto nell'acqua salata…si diffondono malattie e le
munizioni ormai sono finite. I genovesi sono esasperati; tutte le vie
d'uscita sono bloccate. |
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I genovesi tentano di fuggire con le zattere; ormai Chioggia è in
mano ai veneziani. L'ultima a resistere è la Torre di Bebe ancora
occupata dai genovesi; per liberarla si decide di incendiarla e
distruggerla. Così finisce la Guerra di Chioggia. I
veneziani sono i vincitori e ottengono il permesso di saccheggiare a loro
volta la città. |
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Il
24 Giugno 1380 entra trionfante in Chioggia liberata ma distrutta il DOGE
ottantenne Andrea Contarini. Vi rimane per una settimana e poi fa ritorno
a Venezia, lasciando al governo della città Carlo Zeno insieme al podestà
Saraceno Dandolo. |
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La pace viene conclusa a Torino l'8 Agosto 1381: Amedeo di Savoia, il
Conte Verde, conduce le trattative. I
veneziani rinunciano all'isola di Tenedo e tutto resta come prima. Genova
è indebolita e non fa più paura. Venezia invece si riprenderà
velocemente dalle conseguenze della guerra. |
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E
Chioggia? Clugia minor è totalmente distrutta e viene lasciata in stato
di abbandono. Clugia maior è completamente rovinata e saccheggiata: solo
le chiese sono rimaste, ma senza i loro tesori. Gli abitanti sono poche
migliaia; le saline sono distrutte. |
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Povera
Chioggia! Saccheggiata sia
dai nemici che dagli amici… La disastrosa guerra ha provocato migliaia
di morti, ha portato miseria e devastazione e ha segnato la fine di un
lungo periodo di ricchezza e splendore. |
LA
FASE FINALE DELLA GUERRA
I
genovesi accerchiati cominciano ad essere esasperati : mancano i viveri e le
munizioni, le condizioni sono pessime. Genova invia altre 39 galee, comandate da
Matteo Maruffo, per tentare di sbloccare la situazione. Egli sferra numerosi
attacchi a Chioggia, ma senza risultati significativi. I genovesi sono costretti
ad abbandonare Brondolo e si rifugiano in città dove un altro nemico li attende
: la peste.
I
genovesi ormai assediati sono alla fame : cacciano donne e bambini, razionano il
cibo e aspettano gli aiuti dei padovani che invece vengono intercettati e
bloccati.
Tentano
la fuga, costruendo delle zattere con il
legno dei tetti delle case distrutte, ma le zattere vengono affondate : la fuga
diventa perciò impossibile. I genovesi devono arrendersi, chiedono a Venezia di
trattare la pace, ma la Serenissima rifiuta.
L’attacco
finale viene inferto da Carlo Zeno il 22 Giugno 1380, che entra in Chioggia
facendo prigionieri 4200 genovesi e 300 padovani ormai allo stremo.
L’ultima
resistenza genovese rimane alla torre di Bebe, dove ancora si trova
asserragliato Ambrogio Doria. I chioggiotti tentano l’assedio della torre,
mentre Ambrogio Doria aspetta gli aiuti degli alleati.
Alla
fine, tenta la fuga uscendo di notte con alcuni soldati, facendo credere che
sarebbe ritornato con gli aiuti necessari.
Ma
viene sorpreso dai chioggiotti nei pressi del Brenton; tutti i soldati vengono
uccisi e il Doria viene fatto prigioniero. Per espugnare definitivamente la
torre, i chioggiotti sono costretti ad incendiarla; questo episodio segna la
fine della guerra di Chioggia.
I
prigionieri sono inviati a Venezia ; per distinguere i genovesi dagli altri
soldati mercenari loro aggregati, viene fatta loro ripetere la parola
“capra”, pronunciata “crapa” dai genovesi. I soldati mercenari genovesi
sono liberati e i mercenari veneziani sono pagati con parte del bottino
recuperato da Carlo Zeno.
Venezia
si impadronisce della flotta genovese e con la “presa del sale” si appropria
di tutte le saline chioggiotte, mettendo a sacco per la seconda volta la città
e depredandola delle ultime ricchezze rimaste.
Venezia
lascia al governo di Chioggia il Podestà Saraceno Dandolo e il capitano Carlo
Zeno.
Il 24 Giugno il Doge Contarini entra in trionfo a Chioggia
accompagnato da Vettor Pisani e vi rimane fino al 1° Luglio.
Ritorna a Venezia con la sua flotta di 21 galee, che trascinano le galee
genovesi “ a rovescio”, con le bandiere in acqua.
Le
lotte tra Genova e Venezia
durano ancora per tutta l’estate del 1380.
Soltanto
con la mediazione di Amedeo IV di Savoia, detto il Conte Verde, si arriva alla
trattativa di pace.
I
danni subiti sono ingenti per entrambe le repubbliche : la pace, sancita a
Torino l’8 Agosto 1381, fa uscire Genova onorevolmente dal conflitto, mentre
Venezia vittoriosa vede immutata la sua situazione, tranne per il fatto che dovrà
rinunciare al possesso dell’isola di Tenedo.
Venezia
si riprende immediatamente dalla disastrosa guerra, grazie alla solida
organizzazione interna, mentre Genova, dilaniata da lotte
per il potere, entra in un lungo periodo di decadenza e non rappresenta
più un pericolo per Venezia.
Chioggia
distrutta e saccheggiata vede il ritorno di
alcuni fuggiaschi.
Il
Doge Antonio Venier nel 1383 interviene fissando i confini della nuova città
ricostruita che si estenderà da Vigo a S. Maria, dal canale Lombardo al Lusenzo.
Clugia
minor viene considerata zona troppo esposta e pericolosa e viene abbandonata.
Il
Podestà Zaccaria Contarini promuove interventi speciali per
la ricostruzione, per la fortificazione e per il recupero delle saline.
Il
castello della Lupa, inizialmente in legno, viene ricostruito in pietra ( 1383
– 1395).
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CHIOGGIA
e SOTTOMARINA OGGI
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Vi si possono ammirare invece palazzi e chiese
settecenteschi. |
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Sottomarina è una rinomata stazione balneare e un
centro di produzione orticola. E' diventata centro balneare dopo il 1899. |
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muraglioni fatti costruire nel 1700 dalla
Serenissima, come difesa
dalle continue inondazioni. Del periodo Medioevale non è rimasta alcuna traccia: a causa della
guerra di Chioggia Sottomarina fu rasa al suolo e restò disabitata per molti secoli. |
Chioggia
oggi:
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Del
periodo Medioevale a Chioggia sono rimasti: -
il palazzo Granaio in puro stile gotico
(1322) - la chiesa di S.Domenico (1287-1290),
ricostruita nel 1700 - la porta di S.Maria (ora Garibaldi)
(1312-1328) - il fondaco delle farine
(1308) - la torre di S. Andrea (XI secolo) , in
stile romanico, - S.Niccolò (1211), il più antico edificio
ecclesiastico esistente - la chiesetta di S.Martino (1394) in stile
gotico veneziano - il palazzo episcopale ( 1200 circa) - S.Giovanni Battista dei Camaldolesi (1321) - S. Francesco fuori le mura (1351) - la torre-campanile del Duomo (1347)
- S. Catterina (1384) -
S. Francesco vecchio (1385) |
Sono
stati completamente distrutti: - il monastero di S.Catterina del Deserto a
Sottomarina - il castello delle saline - la torre di Nassaruolo - il castello di Monte Albano - la loggia dei bandi di Sottomarina |
Restano
solo pochi ruderi della torre di Bebe, teatro di molti scontri e battaglie.
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Iscrizione
Torre di Bebe |
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PALIO de "La MARCILIANA"
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Il palio della
Marciliana che si svolge ogni anno a Chioggia nella terza domenica di Giugno,
trae
ispirazione dalla Guerra di Chioggia del 1378-1381.
Il
Palio infatti ricorda la riconquista della città da parte dei veneziani, dopo
un anno di assedio genovese e rievoca l'ingresso trionfale in CLUGIA del Doge,
avvenuto il 24 Giugno del 1380.
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Il 24 Giugno è stato scelto come simbolo della
liberazione e della rinascita della città. Ogni
anno quindi nella domenica più
prossima alla data del 24 Giugno si svolge il palio che ricorda quegli
importanti avvenimenti. |
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Simbolo della manifestazione è la Marciliana ,
un'imbarcazione commerciale molto diffusa La
Marciliana era destinata al piccolo commercio, non era armata ed era agile
e veloce. Era chiamata anche
MARSILIANA o MARZILIANA. |
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Costruita nei cantieri navali di Chioggia, la
Marciliana solcò per lungo tempo l'Adriatico e il
Mediterraneo fino alla fine del '700. La Marciliana divenne il simbolo del coraggio e
delle grandi abilità dei marinai chioggiotti. |
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In
classe abbiamo provato a costruite un modellino di Marciliana. |
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accompagnati dai MILITES CASTRI SALINAE, cioè i difensori delle due Chiogge. Seguono
poi i GONFALONI delle contrade con tamburini, cavalieri e dame. |
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Le gare che si svolgono tra le contrade per la
conquista del palio sono: -
la
sfida degli ARCADORI -
la
regata delle SCAULE -
la
staffetta dei BALESTRIERI |
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Approfondimenti
PALIO de "La
MARCILIANA"
“La
Marciliana” è una manifestazione locale a carattere storico - culturale che
prende spunto dagli avvenimenti della Guerra di Chioggia del 1378-1381.
Nel
1991 fu predisposta dalla
Biblioteca civica una bozza del progetto per una rievocazione storica da
effettuarsi nel mese di Giugno; la bozza fu discussa nella Commissione
consiliare ed infine adottata con atto amministrativo di Giunta il 17.06.1991.
Nel
1992 furono organizzati le prime iniziative e i primi elementi scenografici e fu pubblicata una monografia sulla guerra di Chioggia e
sulle finalità del progetto; negli anni successivi le iniziative si ampliarono
ed assunsero via via il carattere articolato e complesso che caratterizza
attualmente la manifestazione.
Il
nome “Marciliana” (antica imbarcazione veneta e chioggiotta di tipo
mercantile, adattatasi a vari usi e all’evoluzione tecnologica fino quasi al
XIX secolo) è stato prescelto pensando ad un simbolo che richiamasse
l’idea di una città che ( come una “marciliana ) ha sempre saputo
affrontare burrasche, cambiamenti e traversie con grande spirito di adattamento.
La
manifestazione rievocativa è centrata su un fatto storico di rilevante
importanza per la città,la guerra di Chioggia,
che ha segnato la storia di queste genti
(
tanto da definire ogni evento “ante – bellum” o
“ post – bellum”), ma ha anche dimostrato la volontà di
ricostruire e di ricominciare.
Viene
ricordato il giorno in cui il Doge entrò in Chioggia liberata dai nemici, dopo
tante perdite umane: era il giorno di San Giovanni Battista, il 24 Giugno 1380.
Così
ogni anno viene scelta la domenica più vicina a questa data per rinnovare la
manifestazione, che , attraverso una precisa ricerca scenografica e di costume,
riesce a ricreare un’atmosfera medioevale molto suggestiva.
I
momenti salienti sono due : il corteggio storico che valorizza l’aspetto
celebrativo, offrendo un quadro completo della situazione sociale e politica di
allora e il palio che rappresenta il momento ludico-spettacolare con gli la
sfida degli ARCADORI, la staffetta dei BALESTRIERI e la gara delle SCAULE.
Le
contrade che partecipano sono cinque : S. Martino (Sottomarina) – S. Andrea (Chioggia)
– S. Giacomo (Chioggia) – Montalbano (Valli, Piovini, Conche) –
S.Michele Arcangelo (Brondolo), ciascuna con la propria simbologia araldica.
Le CONTRADE
Partecipano al palio 5 contrade:
-
S.ANDREA che comprende le calli da San Nicolò a Vigo e la zona di San
Domenico. Il simbolo è la croce di S. Andrea e il colore è il verde.
-
S. GIACOMO che comprende il centro storico della città, dove anticamente
sorgeva il palazzo pretorio, sede del podestà. Il simbolo è la conchiglia e il
colore è l'oro.
-
S. MARTINO che comprende tutta Sottomarina, l'antica Clugia minor. Il
simbolo è la cappa del santo e il colore è il rosso.
-
S. MICHELE ARCANGELO che comprende Brondolo e la periferia.
I simboli sono la spada e la bilancia e il colore è il nero.
-
MONTALBANO che comprende la zona anticamente ricca di saline protetta
dalla torre di NASSAROLO vicino al canale Montalbano.
I simboli sono le torri e il colore è l'argento.
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Le Contrade di San MARTINO
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Approfondimenti
Le Contrade di
San Martino
Noi
facciamo parte delle contrade di San Martino, che comprendono tutta Sottomarina,
l'antica
Clugia
minor che era una sottile striscia di terra coltivata con orti e vigneti.
Le
chiese di Clugia minor erano S.
Martino, S. Matteo, S. Antonio Abate e il monastero di
Santa Catterina del deserto che si trovava proprio nella zona dove ora
sorge la nostra scuola "B.Caccin".
Gli
abitanti di Clugia minor erano abili mercanti, esperti coltivatori ma vi erano
anche alcuni dottori laureati all'università di Padova.
Clugia
minor fu travolta e devastata dalla guerra di Chioggia.
Le chiese e il monastero vennero distrutti. La chiesa di San MARTINO fu
ricostruita soltanto nel 1700.
Il simbolo delle contrade è il mantello di San Martino su fondo rosso.
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Gli alunni delle classi IV A-B

RINGRAZIAMENTI
Per
le musiche: "La Musica nel Medioevo" ( www.bcsnet.it/ppages/fondacci
)
Per
alcune immagini: APT n° 7 di Chioggia e Sottomarina
Amministrazione Comunale di Chioggia
Comitato Palio de "La Marciliana"
Contrade di San Martino
S.
Perini - Chioggia al tramonto del Medioevo - Ed . Il
Leggio
M.
Marcozzi - Chioggia - L’XI
e la XII isola della Serenissima -
Ed. Multigrafica
L.
Padoan - Memorabili di
Chioggia -
Ed. Il Leggio
A.
Naccari - Chioggia tra il Duecento ed il Trecento - Ed.
Il Leggio
Riviste
di studi e ricerche -
Chioggia anno I
N.1- anno III N.4 - anno IV N.7- N. 13 -
N.14
G.
Aldrighetti - Città di Chioggia
– La storia dello stemma - Ed. Il
Leggio
S.Ravagnan
– G. Scarpa - Tra il leone e il
drago -
Ed . Il Leggio
“Statuto
della città di Chioggia “ 1994
G.
Aldrighetti - Chioggia, l’arma ed
il titolo di città -
Ed . Charis
E.
Sfriso - Uomini di sale
- Nuova Ed. Charis
Doria
– Scarpa - Gli usi nuziali
a Chioggia nel Medioevo -
T&G Ed.
D.
Cestari – Notizie istoriche e geografiche appartenenti alla città di Chioggia
- Ed. Il Leggio
B.
Facio - De bello veneto clodiano
-Della guerra tra veneziani e genovesi – Ed. Il Leggio
G.Scarpa
– S. Ravagnan - Chioggia -
itinerari storico-artistici - Coop.Voce
di Chioggia
Materiali
illustrativi dell’ APT di Chioggia
Materiali
illustrativi delle Contrade del Palio della Marciliana
“Chioggia
e la sua storia “ Comitato Renier
Atlante
– Le città italiane nel Medioevo -
Demetra
“Antichi
mestieri artigianali “ – Ass. Art. – Confartigianato Chioggia
“Progetto
multimediale” CD APT Chioggia
Enciclopedia
multimediale Encarta 1999
Enciclopedia multimediale Rizzoli – Larousse 2001
INDICE
Copertina pag. 1
La storia di Chioggia pagg. 2 - 5
Chioggia nel Medioevo pagg. 5 -13
La Guerra di Chioggia pagg. 14 - 24
Chioggia e Sottomarina oggi pagg. 25 - 26
Palio de "La Marciliana" - Le Contrade pagg. 27 -30
Ringraziamenti e Bibliografia pag. 31
Indice pag. 32
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