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Direzione Didattica V Circolo - Chioggia                   Scuola Elementare "B. Caccin"

Paola Paolini    -   Renato Oselladore

La  Guerra  di  Chioggia

Chioggia  nel  Medioevo

Collaborazione degli insegnanti: Fiordirosa Boscolo - Orfeo Mazzeo

Progettazione e documentazione storica: Paola Paolini

Realizzazione tecnica: Renato Oselladore

LA GUERRA DI CHIOGGIA (1378 - 1381)

 

Fu chiamata "Guerra di Chioggia" l'ultima terribile guerra tra genovesi e veneziani che iniziò nel 1378, dopo molti contrasti tra le due Repubbliche Marinare per il dominio sui mari. A Chioggia si svolse la fase risolutiva della guerra: la città fu distrutta e saccheggiata; Venezia, invece, risorse dopo aver sconfitto definitivamente i genovesi.

 

 

La causa scatenante della guerra tra Genova e Venezia fu la rivalità per il possesso dell'isola di Tenedo vicino ai Dardanelli, luogo di grande importanza per il commercio verso il Mar Nero.

 

 

I genovesi avevano occupato Famagosta nell'isola di Cipro. Durante l'incoronazione di Pietro II, Re di Cipro, i genovesi presenti subiscono l'improvviso assalto dei soldati veneziani che entrano nel palazzo e li defenestrano.

 

 

Ormai ci sono tutti i motivi perché si scateni un'altra guerra. I veneziani inviano Niccolò da Chioggia, un uomo fidato e di valore, a Genova per tentare di trovare un accordo. Il tentativo però fallisce.

 

Approfondimenti

I MOTIVI DELLA GUERRA

Viene  chiamato “Guerra  di  Chioggia" l’ultimo  e  decisivo  conflitto  tra le due potenti

repubbliche marinare, Venezia e Genova, che per più di cento anni si contesero il dominio dei mari.

Nel territorio di Chioggia si svolse la fase finale e risolutiva della guerra: Chioggia ne rimase gravemente colpita, mentre Venezia risorse velocemente, dopo aver eliminato la minaccia genovese.

Il motivo scatenante della guerra emerge dal contrasto per il possesso dell’isola di Tenedo, nei Dardanelli, luogo strategico per i traffici verso il Mar Nero.

I genovesi avevano occupato Famagosta, nell’ isola di Cipro; durante l’ incoronazione di Pietro II, i veneziani colgono di sorpresa gli avversari e  li  defenestrano.

Il  conflitto è quindi inevitabile. Venezia tuttavia tenta di trovare  un accordo, inviando a Genova l’ambasciatore della  repubblica Niccolò da Chioggia , persona di grande valore e affidabile. Si cerca di evitare lo scontro con una trattativa onorevole . L’ambasciatore però non riesce ad ottenere condizioni accettabili, per cui viene dichiarata la guerra. Si reca quindi a Milano per trovare alleanza presso Bernabò Visconti (23 aprile 1378 )che si impegna ad aiutare Venezia inviando 1800 cavalli: in cambio ottiene i mezzi per poter inviare a Cipro la figlia  Valentina. Venezia si prepara  alla guerra :il comando della flotta viene affidato a Vettor Pisani, coadiuvato da Luigi Loredan e da Pantaleo Barbo.

Genova può contare su vari alleati : Francesco da Carrara e i Padovani, il re di Ungheria (desideroso di allontanare Venezia dalla Dalmazia ), i conti di Gorizia, il patriarca di Aquileia.  Venezia invece, oltre all'alleanza dei Visconti, ottiene l'appoggio del re di Cipro, Pietro II, e dell'imperatore d'oriente, Giovanni II.

PRIMA FASE DELLA GUERRA

 

 

Scoppia la guerra tra genovesi e veneziani.  E' il 1378.  Le due flotte nemiche hanno molti soldati e  numerose galee.

 

 

 

Venezia conta su alcuni alleati: Bernabò Visconti di Milano che le avrebbe inviato 1800 cavalli, il Re di Cipro che voleva liberarsi dei genovesi e l'Imperatore d'Oriente Giovanni II…

 

 

 

Genova si avvale dell'alleanza del Signore di Padova Francesco da Carrara (da sempre nemico di Venezia e di Chioggia per il possesso delle saline), del Patriarca di Aquileia, del Duca d'Austria e del Re d'Ungheria che desideravano da tempo togliere a Venezia  il dominio sull'Adriatico.

 

 

 

Il 31 maggio 1378 la flotta veneziana comandata dal valoroso Vettor Pisani, durante una burrasca, attacca di sorpresa la flotta genovese nel Mar Tirreno e la sconfigge, catturando 4 galee e facendo numerosi prigionieri.

 

 

L'anno seguente le sorti del conflitto mutano e nel mese di Maggio del 1379 in Adriatico, vicino a Pola, avviene un violentissimo scontro navale. I genovesi vincono e distruggono quasi completamente la flotta veneziana. Perdono, però, in combattimento il loro Ammiraglio Luciano Doria e così affidano il comando a Pietro Doria, che sarà il maggiore protagonista della Guerra di Chioggia.

 

 

 

Venezia non perdona la sconfitta al Comandante Vettor Pisani che viene processato, condannato ed incarcerato per aver preparato dei piani di battaglia sbagliati.

 

 

 

Ma perché la Guerra si sposta a Chioggia?  Chioggia era un punto strategico per arrivare ad assediare Venezia ed era una zona molto ricca per la presenza di numerose saline.

I genovesi, occupando Chioggia, avrebbero avuto un punto d'appoggio importante per rifornirsi di viveri e di soldati dai vicini alleati padovani.

 

 

 

Pietro Doria mette in atto il suo piano: conquistare Chioggia, unirsi agli alleati padovani e poi attaccare Venezia. Dopo aver bruciato Pellestrina, l' 11 agosto 1379 genovesi e padovani entrano in Clugia minor e la distruggono, devastando chiese, case e orti. Sottomarina rimarrà deserta e desolata per molto tempo.

 

 

 

I genovesi attaccano il ponte che unisce le due Chiogge, ma trovano una valorosa resistenza.

Il ponte brucia. Il Podestà Pietro Emo chiede aiuto a Venezia, ma i soccorsi non arrivano.

 

 

 

Chioggia viene attaccata da diversi punti, mentre i padovani occupano Loreo, Cavarzere e la Torre di Bebe che si trovano nelle vicinanze.

La battaglia prosegue anche dentro le mura della città, nelle contrade, nei canali. I chioggiotti si difendono con sacrificio, ma le forze nemiche sono troppo grandi. Muoiono quasi 10.000 chioggiotti. Chioggia cade. Sulle torri sventolano gli stemmi dei genovesi e dei loro alleati.

 

Approfondimenti

PRIMA FASE DELLA GUERRA

Vettor Pisani tenta di cogliere di sorpresa gli avversari, portando nel Tirreno la sua flotta e attaccando i nemici durante una burrasca, il 31 Maggio 1378, nei pressi di  Capo d'Anzio.

Accerchia le navi nemiche, cattura 4 galee e prende molti prigionieri. Ritornato nel Golfo, con una flotta di 25 galee distrugge il porto  di Sebenico e si dirige verso Traù, dove si trovano 22 galee genovesi, comandate dall'ammiraglio Luciano Doria.  Il Pisani attacca il porto di Traù, ben fortificato, ma i genovesi resistono agli assalti, rimanendo riparati ed evitando lo scontro diretto. I veneziani, avendo subito molti danni, decidono di ritirarsi, tornando a Venezia, per aver modo di ripristinare la flotta, aggiungendo altre galee.

Nella primavera successiva  Vettor Pisani ritenta l'assedio di Traù, ma non vi riesce. Si ritira allora nel porto di Pola. I genovesi cominciano a prendere l'iniziativa: producono varie azioni di disturbo per costringere i veneziani ad uscire dal porto di Pola . Devastano Caorle, Rovigno, Grado. Pisani non intende uscire allo scoperto, ma l'insistenza dei suoi sottoposti, lo costringe ad affrontare il nemico.

Nelle acque di Pola, quindi, il 29 Maggio 1379, si svolge un violentissimo scontro tra le due potenze e la battaglia si risolve in favore dei genovesi.

Pisani ritorna a Venezia con solo 7 galee semidistrutte. Il Doge decide di punire Pisani e i provveditori Trivisani e Stenno, processandoli ed incarcerandoli.

Durante il combattimento a Pola, l'ammiraglio Luciano Doria aveva perso la vita, per cui viene assegnato il comando della flotta ad Ambrogio e Pietro Doria, che decidono di continuare gli attacchi per conquistare i porti dell'Istria e della Dalmazia.

Pietro Doria, nemico acerrimo di Venezia, punta sull'alleanza dei padovani, da sempre gelosi della potenza della Serenissima e riorganizza le forze di terra e di mare.

Con 53 galee si dirige verso Venezia, per combattere all'interno della laguna. Venezia si vede in pericolo. Il piano di Doria prevede di invadere Chioggia, punto strategico per il contatto con gli alleati padovani, e da lì attaccare Venezia.

Doria assale quindi Pellestrina, quasi deserta e la incendia totalmente.

L'11 Agosto 1379 i genovesi approdano a Chioggia. I chioggiotti organizzano la difesa, mettendo a disposizione imbarcazioni private, oro, proprietà…Mentre Venezia invia alcuni soldati mercenari guidati da Niccolò Gardesio, Baldo Gallucci, Hirco Pisano, Niccolò Gallianico.

Il Podestà di Chioggia è Pietro Emo, coadiuvato da due Provveditori, Giovanni Mocenigo e Niccolò Contarini. Gli abitanti di Clugia minor si rifugiano in Clugia maior, mentre i genovesi e i padovani, con un'azione coordinata, attaccano la litoranea  e il porto.

La resistenza è tenace e i nemici devono momentaneamente ritirarsi, rifugiandosi nel forte dell'isola di S.Domenico.

Successivamente, Clugia minor viene data alle fiamme e devastata completamente, mentre il porto e la rocca del porto vengono occupate. Il ponte fortificato tra le due Chiogge viene attaccato, ma i genovesi non riescono a sferrare l'assalto risolutivo. Vi è un momento di tregua per riorganizzarsi. Il Podestà Emo chiede aiuto e rinforzi a Venezia, senza risultato.

Pietro Doria, preoccupato poiché la conquista di Chioggia si sta rivelando più lunga del previsto, decide un assalto generale da più punti.

I padovani attraverso il Brenta entrano in laguna, ma non riescono ad espugnare il forte di Montalbano. Devono scavare una lunga fossa per raggiungere la laguna attraverso Nassarolo.  Doria ordina un secondo assalto : tenta di conquistare  l'isola di S. Domenico, bruciando il ponte con un naviglio carico di legna secca in fiamme.

I chioggiotti, per non restare intrappolati, devono rifugiarsi in città. I combattimenti quindi si spostano nel centro urbano: a Vigo, a S. Croce, nelle contrade, nei canali. Si contano moltissime perdite umane. Il Podestà Emo si ritira nel palazzo pretorio e si arrende. Le forze nemiche sono troppo preponderanti e la resistenza chioggiotta non è sufficiente per contrastarle ; i nemici occupano tutta la città.

Il Podestà viene fatto prigioniero e per riscattare la sua libertà dovrà pagare 3000 ducati. Sono fatti prigionieri anche il Cancelliere Giacomo Pasquali, Niccolò Gallianico e Baldo Galluccio, che vengono "comperati" dai carraresi e poi uccisi.

Molti chioggiotti sono imprigionati, altri tentano di fuggire a nuoto, ma annegano. La conquista di Chioggia è costata la vita a più di diecimila persone.

I vincitori saccheggiano la città, depredano case, chiese e palazzi : il bottino è di circa 200.000 ducati.

In città vengono innalzati i vessilli di Genova, Padova e di Ungheria.

Secondo gli accordi precedenti, Chioggia  viene poi consegnata a Francesco da Carrara che entra trionfante in città.

Conquistata Chioggia, il Doria si prepara ad attaccare Venezia con l'aiuto di 10.000 cavalieri giunti dall'Ungheria. Occupa inizialmente Loreo e Cavarzere e la fortificazione di Bebe (o Bebbe).

SECONDA FASE DELLA GUERRA

 

 

La caduta di Chioggia in mano ai nemici preoccupa molto Venezia che decide di inviare un ambasciatore a Genova per convincere Pietro Doria a trattare la pace.   Ma Pietro Doria risponde: "Darò la pace ai veneziani solo quando avrò messo le briglie ai cavalli di San Marco!"

 

 

 

Vettor Pisani, a clamor di popolo, viene liberato dal carcere e prepara una nuova flotta. In tre mesi vengono costruite 34 nuove galee. Anche il Doge Andrea Contarini salirà su una galea per combattere.

 

 

 

I genovesi intanto trasformano Chioggia in una fortezza costruendo palizzate, torri di legno, ponti…Mentre sono intenti a festeggiare, saccheggiando la città, Vettor Pisani si avvicina con le sue navi ed attacca 3 galee genovesi.

 

 

I veneziani affondano di proposito alcune navi cariche di pietre per ostruire il canale del porto, impedendo così ai genovesi di uscire in mare aperto. Anche a Brondolo e in altri canali viene effettuata la stessa operazione, così la flotta genovese rimane completamente bloccata dentro la laguna. Intanto corre in aiuto di Vettor Pisani l'Ammiraglio veneziano Carlo Zeno.

 

 

 

Pietro Doria entra a Brondolo e chiude le sue truppe nel monastero; tenta di colpire con le bombarde la flotta veneziana…ma le bombarde veneziane sono più potenti…

E' il mese di gennaio del 1380.

 

 

 

Una palla di bombarda veneziana colpisce il campanile di Brondolo; una grossa pietra si stacca e cade addosso a Pietro Doria che muore all'istante. Il suo corpo viene ricoperto di sale per essere portato a Genova e seppellito.

 

Approfondimenti

SECONDA FASE DELLA GUERRA

Pietro Doria  tenta l’assalto  del forte di Montalbano ma non riesce ad espugnarlo: tale fortezza non sarà mai conquistata. Venezia è circondata dai nemici , isolata ed impedita nelle comunicazioni con la Lombardia e gli altri alleati.

Il Consiglio resosi contro del pericolo, invia  a Genova alcuni ambasciatori per intavolare una trattativa di pace.

Doria, orgoglioso dei successi ottenuti,  rifiuta la proposta, affermando che “non avrebbe concesso la  pace a Venezia, se prima non avesse imbrigliato i cavalli di San Marco".

Venezia allora riorganizza le difese, aiutata anche dai profughi chioggiotti.

Vettor Pisani viene liberato e prepara una nuova flotta; sbarra i canali della laguna, fortifica il porto di San Niccolò e attende.

Doria giunge a  Malamocco  e con le bombarde  danneggia alcune  case della  città.

E' costretto ad avvicinarsi al centro urbano, ma le navi rischiano di arenarsi  e di non  poter procedere  a causa degli  ostacoli posti nei canali.

I genovesi quindi decidono  momentaneamente di tornare a  Chioggia .

Fortificano  la città,  demoliscono edifici, costruiscono palizzate e torri di legno …. riordinano le loro armate con l’aiuto dei carraresi .

Il Doge veneziano Andrea Contarini decide di assumere il comando diretto delle operazioni e di assalire i genovesi, raggiungendoli da Chioggia.

Il 22 Settembre 1379 il Doge si muove con 34 galee, mentre Vettor Pisani parte con 300 barche armate e 50 ganzaruoli, attraverso i canali della laguna.

Nel frattempo a Chioggia, con un assalto di sorpresa, alcuni chioggiotti riescono a liberare la torre delle saline e vi si asserragliano. I genovesi attaccano con tre galee la torre, ma non riescono a riconquistarla.

Pisani arriva nella zona e accerchia le tre galee genovesi, mettendole in fuga. Il Doge intanto, arriva nel porto di Chioggia e inizia un forte bombardamento. I genovesi rispondono impiegando tutte le loro galee e la battaglia è furiosa.

Inizialmente nessuno dei due rivali riesce ad ottenere risultati decisivi. Un errore dei genovesi, però, fa mutare le sorti del conflitto.

Una grossa nave mercantile  veneziana ( una cocca) viene incendiata nel porto dai genovesi e affonda parzialmente, ostruendo gran parte della bocca del canale, rendendo difficile il passaggio. Allora i veneziani affondano volontariamente altre pesanti imbarcazioni nei punti strategici dei canali di uscita : al porto di Brondolo, nel canale di Lombardia comunicante con il Brenta…

La flotta genovese rimane quindi totalmente bloccata nelle acque della laguna e il tentativo di togliere gli ostacoli risulta inutile e troppo pericoloso.

L'ammiraglio Carlo Zeno, impegnato a danneggiare alcune colonie genovesi in oriente, viene richiamato in aiuto con le sue 14 galee. Si unisce alla flotta veneziana nelle acque di Chioggia; i Genovesi sono quindi bloccati: non possono ricevere aiuti esterni e non possono uscire in mare aperto.

Il Doria tenta di trovare un passaggio, disponendo un intenso cannoneggiamento dal forte di Brondolo (dove i suoi soldati sono asserragliati tra il monastero e il Fosson) verso le navi veneziane. Tuttavia le artiglierie veneziane risultano più potenti e hanno la meglio; Pietro Doria viene colpito da una grossa pietra staccatasi dal campanile di Brondolo danneggiato e rimane ucciso all'istante.

Per riservargli una degna sepoltura  a Genova, il suo corpo viene ricoperto di sale e trasferito nella città ligure.

Gaspare Spinola prende il comando, mentre i veneziani decidono di attaccare nuovamente.

Il 19 Febbraio 1380 conquistano il litorale di Clugia minor (a spese di 3.500 morti), prendono 500 prigionieri, ma non riescono ad arrivare a Chioggia a causa della distruzione del ponte.

LA FASE FINALE DELLA GUERRA

 

 

I veneziani con i loro alleati attaccano nuovamente nei pressi di Clugia minor e del ponte interrotto, ma non riescono ad entrare in Clugia maior.

 

 

Intanto in città, per i genovesi ed i chioggiotti assediati, cominciano a scarseggiare i viveri: vengono mangiati i cavalli morti e persino i topi, oppure il cuoio cotto nell'acqua salata…si diffondono malattie e le munizioni ormai sono finite. I genovesi sono esasperati; tutte le vie d'uscita sono bloccate.

 

 

I genovesi tentano di fuggire con le zattere; ormai Chioggia è in mano ai veneziani. L'ultima a resistere è la Torre di Bebe ancora occupata dai genovesi; per liberarla si decide di incendiarla e distruggerla.

Così finisce la Guerra di Chioggia.

I veneziani sono i vincitori e ottengono il permesso di saccheggiare a loro volta la città.

 

 

 

Il 24 Giugno 1380 entra trionfante in Chioggia liberata ma distrutta il DOGE ottantenne Andrea Contarini. Vi rimane per una settimana e poi fa ritorno a Venezia, lasciando al governo della città Carlo Zeno insieme al podestà Saraceno Dandolo.

 

 

La pace viene conclusa a Torino l'8 Agosto 1381: Amedeo di Savoia, il Conte Verde, conduce le trattative.

I veneziani rinunciano all'isola di Tenedo e tutto resta come prima. Genova è indebolita e non fa più paura. Venezia invece si riprenderà velocemente dalle conseguenze della guerra.

 

 

 

E Chioggia? Clugia minor è totalmente distrutta e viene lasciata in stato di abbandono. Clugia maior è completamente rovinata e saccheggiata: solo le chiese sono rimaste, ma senza i loro tesori. Gli abitanti sono poche migliaia; le saline sono distrutte.

 

 

 

Povera Chioggia!  Saccheggiata sia dai nemici che dagli amici… La disastrosa guerra ha provocato migliaia di morti, ha portato miseria e devastazione e ha segnato la fine di un lungo periodo di ricchezza e splendore.

 

LA FASE FINALE DELLA GUERRA

I genovesi accerchiati cominciano ad essere esasperati : mancano i viveri e le munizioni, le condizioni sono pessime. Genova invia altre 39 galee, comandate da Matteo Maruffo, per tentare di sbloccare la situazione. Egli sferra numerosi attacchi a Chioggia, ma senza risultati significativi. I genovesi sono costretti ad abbandonare Brondolo e si rifugiano in città dove un altro nemico li attende : la peste.

I genovesi ormai assediati sono alla fame : cacciano donne e bambini, razionano il cibo e aspettano gli aiuti dei padovani che invece vengono intercettati e bloccati.

Tentano la fuga, costruendo delle zattere con  il legno dei tetti delle case distrutte, ma le zattere vengono affondate : la fuga diventa perciò impossibile. I genovesi devono arrendersi, chiedono a Venezia di trattare la pace, ma la Serenissima rifiuta.

L’attacco finale viene inferto da Carlo Zeno il 22 Giugno 1380, che entra in Chioggia facendo prigionieri 4200 genovesi e 300 padovani ormai allo stremo.

L’ultima resistenza genovese rimane alla torre di Bebe, dove ancora si trova asserragliato Ambrogio Doria. I chioggiotti tentano l’assedio della torre, mentre Ambrogio Doria aspetta gli aiuti degli alleati.

Alla fine, tenta la fuga uscendo di notte con alcuni soldati, facendo credere che sarebbe ritornato con gli aiuti necessari.

Ma viene sorpreso dai chioggiotti nei pressi del Brenton; tutti i soldati vengono uccisi e il Doria viene fatto prigioniero. Per espugnare definitivamente la torre, i chioggiotti sono costretti ad incendiarla; questo episodio segna la fine della guerra di Chioggia.

I prigionieri sono inviati a Venezia ; per distinguere i genovesi dagli altri soldati mercenari loro aggregati, viene fatta loro ripetere la parola “capra”, pronunciata “crapa” dai genovesi. I soldati mercenari genovesi sono liberati e i mercenari veneziani sono pagati con parte del bottino recuperato da Carlo Zeno.

Venezia si impadronisce della flotta genovese e con la “presa del sale” si appropria di tutte le saline chioggiotte, mettendo a sacco per la seconda volta la città e depredandola delle ultime ricchezze rimaste.

Venezia lascia al governo di Chioggia il Podestà Saraceno Dandolo e il capitano Carlo Zeno.

Il  24 Giugno il Doge Contarini entra in trionfo a Chioggia accompagnato da Vettor Pisani e vi rimane fino al 1° Luglio.  Ritorna a Venezia con la sua flotta di 21 galee, che trascinano le galee genovesi “ a rovescio”, con le bandiere in acqua.

Le lotte tra Genova  e Venezia  durano ancora per tutta l’estate del 1380.

Soltanto con la mediazione di Amedeo IV di Savoia, detto il Conte Verde, si arriva alla trattativa di pace.

I danni subiti sono ingenti per entrambe le repubbliche : la pace, sancita a Torino l’8 Agosto 1381, fa uscire Genova onorevolmente dal conflitto, mentre Venezia vittoriosa vede immutata la sua situazione, tranne per il fatto che dovrà rinunciare al possesso dell’isola di Tenedo.

Venezia si riprende immediatamente dalla disastrosa guerra, grazie alla solida organizzazione interna, mentre Genova, dilaniata da lotte  per il potere, entra in un lungo periodo di decadenza e non rappresenta più un pericolo per Venezia.

Chioggia distrutta e saccheggiata vede il ritorno di  alcuni fuggiaschi.

Il Doge Antonio Venier nel 1383 interviene fissando i confini della nuova città ricostruita che si estenderà da Vigo a S. Maria, dal canale Lombardo al Lusenzo.

Clugia minor viene considerata zona troppo esposta e pericolosa e viene abbandonata.

Il Podestà Zaccaria Contarini promuove interventi speciali per  la ricostruzione, per la fortificazione e per il recupero delle saline.

Il castello della Lupa, inizialmente in legno, viene ricostruito in pietra ( 1383 – 1395).

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CHIOGGIA  e SOTTOMARINA OGGI

  Chioggia, Comune della provincia di Venezia, sorge su 4 isole della laguna veneta, separate da tre canali paralleli.                                                                     La sua struttura urbanistica è originale: si allunga a spina di pesce con le sue numerose calli.          Chioggia è attualmente uno dei più importanti centri pescherecci d'Italia; è fiorente per il suo porto, per l'artigianato e per il turismo.                                    Del suo splendido passato Medioevale sono rimaste solo alcune tracce.

Vi si possono ammirare invece palazzi e chiese settecenteschi.

 

 

Sottomarina è una rinomata stazione balneare e un centro di produzione orticola.

E' diventata centro balneare dopo il 1899.

 

  La sua spiaggia è lunga quasi sei chilometri e deve la sua espansione ai MURAZZI, imponenti

muraglioni fatti costruire nel 1700 dalla Serenissima,  come difesa dalle continue inondazioni.

Del periodo Medioevale non è rimasta alcuna traccia: a causa della guerra di Chioggia

Sottomarina fu rasa al suolo e restò disabitata per molti secoli.

Chioggia oggi:

Del periodo Medioevale a Chioggia sono rimasti:     

-     il palazzo Granaio in puro stile gotico  (1322)

-     la chiesa di S.Domenico (1287-1290), ricostruita nel 1700

-     la porta di S.Maria (ora Garibaldi) (1312-1328)

-     il fondaco delle farine  (1308)

-     la torre di S. Andrea (XI secolo) , in stile romanico,

-     S.Niccolò (1211), il più antico edificio ecclesiastico esistente

-     la chiesetta di S.Martino (1394) in stile gotico veneziano   

-     il palazzo episcopale ( 1200 circa)

-     S.Giovanni Battista dei Camaldolesi (1321)

-     S. Francesco fuori le mura (1351)

-     la torre-campanile del Duomo (1347)                       

-     S. Catterina (1384)

-     S. Francesco vecchio (1385)

Sono stati completamente distrutti:

-     il monastero di S.Catterina del Deserto a Sottomarina

-     il castello delle saline

-     la torre di Nassaruolo

-     il castello di Monte Albano

-     la loggia dei bandi di Sottomarina

 

Restano solo pochi ruderi della torre di Bebe, teatro di molti scontri e battaglie.

Iscrizione Torre di Bebe                                          "Questa torre di Bebe a difesa delle Venezie                       dal Doge Teodato Ipato eretta                                               ( 742 - 755 )                                                            assalita da Franchi ed Ungheri                                              ( 800 - 810 )                                                                     da Adriesi e Ravennati                                                        ( 1010 - 1015)                                                                 da Trevigiani e Padovani nella lotta pel castello d'amore         da Clodiensi sotto la guida di Marco Cauco strenuamente difesa ( 1214 )                                                                     donde mossero gli eserciti confederati contro Ezzelino        (1256 )                                                                                                     cadde in mano dei Genovesi ( 1379 )                              Vettor Pisani e Carlo Zeno ricuperata Chioggia anche da questo ultimo rifugio i nemici snidavano ( 1380 ).

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PALIO de "La MARCILIANA"

Il palio della Marciliana che si svolge ogni anno a Chioggia nella terza domenica di Giugno,

trae ispirazione dalla Guerra di Chioggia del 1378-1381.               

Il Palio infatti ricorda la riconquista della città da parte dei veneziani, dopo un anno di assedio genovese e rievoca l'ingresso trionfale in CLUGIA del Doge, avvenuto il 24 Giugno del 1380.

 

 

Il 24 Giugno è stato scelto come simbolo della liberazione e della rinascita della città.

Ogni anno quindi nella domenica  più prossima alla data del 24 Giugno si svolge il palio che ricorda quegli importanti avvenimenti.

 

 

Simbolo della manifestazione è la Marciliana , un'imbarcazione commerciale molto diffusa      nel Medioevo.

La Marciliana era destinata al piccolo commercio, non era armata ed era agile e veloce.  Era chiamata anche MARSILIANA o MARZILIANA.

 

 

Costruita nei cantieri navali di Chioggia, la Marciliana solcò per lungo tempo l'Adriatico e

il Mediterraneo fino alla fine del '700.

La Marciliana divenne il simbolo del coraggio e delle grandi abilità dei marinai chioggiotti.

 

 

 

In classe abbiamo provato a costruite un modellino di Marciliana.

 

  Per la città sfila il grande CORTEGGIO storico con in testa il GONFALONE di Chioggia              (d'argento al leone di rosso), seguito dai GIURATI D'ARME, dai TAMBURINI e dagli ARMIGERI.        Al centro del corteo sfila l'eccellentissimo PODESTA' con il CANCELLIER GRANDE,

accompagnati dai MILITES  CASTRI SALINAE, cioè i difensori delle due Chiogge.

Seguono poi i GONFALONI delle contrade con tamburini, cavalieri e dame.

 

Le gare che si svolgono tra le contrade per la conquista del palio sono:

-         la sfida degli ARCADORI

-         la regata delle SCAULE

-         la staffetta dei BALESTRIERI

 

Approfondimenti

PALIO de "La MARCILIANA"

“La Marciliana” è una manifestazione locale a carattere storico - culturale che prende spunto dagli avvenimenti della Guerra di Chioggia del 1378-1381.

Nel 1991  fu predisposta dalla Biblioteca civica una bozza del progetto per una rievocazione storica da effettuarsi nel mese di Giugno; la bozza fu discussa nella Commissione consiliare ed infine adottata con atto amministrativo di Giunta il 17.06.1991.

Nel 1992 furono organizzati le prime iniziative e i primi elementi scenografici  e fu pubblicata una monografia sulla guerra di Chioggia e sulle finalità del progetto; negli anni successivi le iniziative si ampliarono ed assunsero via via il carattere articolato e complesso che caratterizza attualmente la manifestazione.

Il nome “Marciliana” (antica imbarcazione veneta e chioggiotta di tipo mercantile, adattatasi a vari usi e all’evoluzione tecnologica fino quasi al XIX secolo) è stato prescelto pensando ad un simbolo che richiamasse  l’idea di una città che ( come una “marciliana ) ha sempre saputo affrontare burrasche, cambiamenti e traversie con grande spirito di adattamento.

La manifestazione rievocativa è centrata su un fatto storico di rilevante importanza per la città,la guerra di Chioggia,  che ha segnato la storia di queste genti

( tanto da definire ogni evento “ante – bellum” o  “ post – bellum”), ma ha anche dimostrato la volontà di ricostruire e di ricominciare.

Viene ricordato il giorno in cui il Doge entrò in Chioggia liberata dai nemici, dopo tante perdite umane: era il giorno di San Giovanni Battista, il 24 Giugno 1380.

Così ogni anno viene scelta la domenica più vicina a questa data per rinnovare la manifestazione, che , attraverso una precisa ricerca scenografica e di costume, riesce a ricreare un’atmosfera medioevale molto suggestiva.

I momenti salienti sono due : il corteggio storico che valorizza l’aspetto celebrativo, offrendo un quadro completo della situazione sociale e politica di allora e il palio che rappresenta il momento ludico-spettacolare con gli la sfida degli ARCADORI, la staffetta dei BALESTRIERI e la gara delle SCAULE.

Le contrade che partecipano sono cinque : S. Martino (Sottomarina) – S. Andrea (Chioggia) – S. Giacomo (Chioggia) – Montalbano (Valli, Piovini, Conche) –

S.Michele Arcangelo (Brondolo), ciascuna con la propria simbologia araldica.

Le  CONTRADE

Partecipano al palio 5 contrade:

-         S.ANDREA che comprende le calli da San Nicolò a Vigo e la zona di San Domenico. Il simbolo è la croce di S. Andrea e il colore è il verde.

-         S. GIACOMO che comprende il centro storico della città, dove anticamente sorgeva il palazzo pretorio, sede del podestà. Il simbolo è la conchiglia e il colore è l'oro.

-         S. MARTINO che comprende tutta Sottomarina, l'antica Clugia minor. Il simbolo è la cappa del santo e il colore è il rosso.

-         S. MICHELE ARCANGELO che comprende Brondolo e la periferia.

      I simboli sono la spada e la bilancia e il colore è il nero.

-         MONTALBANO che comprende la zona anticamente ricca di saline protetta dalla torre di NASSAROLO vicino al canale Montalbano.

      I simboli sono le torri e il colore è l'argento.

 

Le Contrade di San MARTINO

Approfondimenti

Le Contrade di San Martino

Noi facciamo parte delle contrade di San Martino, che comprendono tutta Sottomarina, l'antica

Clugia minor che era una sottile striscia di terra coltivata con orti e vigneti.

Le chiese di Clugia minor erano  S. Martino, S. Matteo, S. Antonio Abate e il monastero di  Santa Catterina del deserto che si trovava proprio nella zona dove ora sorge la nostra scuola  "B.Caccin".

Gli abitanti di Clugia minor erano abili mercanti, esperti coltivatori ma vi erano anche alcuni dottori laureati all'università di Padova. 

Clugia minor fu travolta e devastata dalla guerra di Chioggia.  Le chiese e il monastero vennero distrutti. La chiesa di San MARTINO fu ricostruita soltanto nel 1700.

Il simbolo delle contrade è il mantello di San Martino su fondo rosso.

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Gli alunni delle classi IV A-B  

                         

RINGRAZIAMENTI

Per le musiche: "La Musica nel Medioevo" ( www.bcsnet.it/ppages/fondacci )

Per alcune immagini: APT n° 7 di Chioggia e Sottomarina

                                   Amministrazione Comunale di Chioggia

                                   Comitato Palio de "La Marciliana"

                                   Contrade di San Martino

 

RIFERIMENTI  BIBLIOGRAFICI

S. Perini  -   Chioggia al tramonto del Medioevo  -  Ed . Il  Leggio

M. Marcozzi  -  Chioggia  - L’XI e la XII isola della Serenissima  - Ed. Multigrafica

L. Padoan   - Memorabili di Chioggia   -    Ed. Il Leggio

A. Naccari    -  Chioggia tra il Duecento ed il Trecento   -   Ed. Il Leggio

Riviste di studi e ricerche  -  Chioggia    anno I  N.1- anno III N.4 - anno IV  N.7-  N. 13  -   N.14

G. Aldrighetti -  Città di Chioggia – La storia dello stemma -  Ed. Il Leggio

S.Ravagnan – G. Scarpa  - Tra il leone e il drago   -  Ed . Il Leggio

“Statuto della città di Chioggia “  1994

G. Aldrighetti  - Chioggia, l’arma ed il titolo di città  -  Ed . Charis

E. Sfriso -  Uomini di sale   -  Nuova Ed. Charis

Doria – Scarpa   - Gli usi nuziali a Chioggia nel Medioevo   -   T&G  Ed.

D. Cestari – Notizie istoriche e geografiche appartenenti alla città di Chioggia  - Ed. Il Leggio

B. Facio -  De bello veneto clodiano -Della guerra tra veneziani e genovesi – Ed. Il Leggio

G.Scarpa – S. Ravagnan  - Chioggia - itinerari storico-artistici  - Coop.Voce di Chioggia

Materiali illustrativi dell’ APT di Chioggia

Materiali illustrativi delle Contrade del Palio della Marciliana

“Chioggia e la sua storia “  Comitato Renier

Atlante – Le città italiane nel Medioevo  - Demetra

“Antichi mestieri artigianali “ – Ass. Art. – Confartigianato Chioggia

“Progetto multimediale” CD  APT Chioggia

Enciclopedia   multimediale  Encarta  1999

Enciclopedia multimediale  Rizzoli – Larousse  2001

INDICE

Copertina                                                   pag. 1

La storia di Chioggia                                   pagg. 2 - 5

Chioggia nel Medioevo                               pagg. 5 -13

La Guerra di Chioggia                                 pagg. 14 - 24

Chioggia e Sottomarina oggi                        pagg. 25 - 26

Palio de "La Marciliana" - Le Contrade        pagg. 27 -30

Ringraziamenti e Bibliografia                         pag. 31

Indice                                                           pag. 32

                                     


 

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